LEONARDO PIANA / BOTTEGA HOSPITES
335^ residenza artistica
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335^ residenza artistica
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Divertimento
Divertimento è un’opera-performance per 4 interpreti e live-electronics, ispirata al restauro del cavallo canoviano di Bassano del Grappa e al Divertimento per li regazzi del pittore veneziano Giandomenico Tiepolo.
Dei Pulcinella, maschere comiche ancestrali, sorgono dal paesaggio e si infiltrano in un museo, luogo-simbolo del canone artistico e del patrimonio culturale. I loro corpi anarchici danno vita ad un’occupazione effimera, tra parodia e liturgia, tra enfasi e intimità, tra gioco e canto. Questo divertimento sospeso nel tempo si intreccia ad immagini critiche del presente e del futuro: giovani che fanno del museo un luogo di protesta radicale, operai che smantellano le opere d’arte in uno scenario di distruzione. Ma attraverso la maschera di Pulcinella, si intravede una possibilità di resistenza: l’utopia affettiva incarnata da questa figura profondamente marginale e queer. Unendo sound design, polifonia, composizione visiva e coreografia, Divertimento lavora su modalità diverse di ascolto, visibilità e durata per creare una meditazione performativa sulla catastrofe, l’arte e l’amore.
Divertimento per li regazzi è una serie di 104 disegni che il pittore Giandomenico Tiepolo dedicò al personaggio di Pulcinella negli ultimi anni della sua vita (circa 1797-1804). Ad essi si aggiungono gli affreschi a tema pulcinellesco nella villa di Giandomenico a Zianigo, non lontano da Venezia. La performance parte da questo spunto per riflettere sul senso dell’opera d’arte nel presente. I corpi anarchici e marginali di Pulcinella si mescolano con quelli di giovani del nostro tempo, che vivono tra disperazione politica, speranza e affetto. La performance accosta così una visione mitologica fuori dal tempo alle questioni che l’arte affronta nel presente, a cominciare dalla domanda problematica posta qualche anno fa da un attivista per il clima: “Che cosa vale di più, l’arte o la vita?”.
La performance prende ispirazione anche dallo smontaggio di un cavallo colossale di Antonio Canova al Museo Civico di Bassano del Grappa nel 1969, e dal suo restauro, terminato nel 2025. La scomposizione e ricomposizione di un’opera d’arte mette in discussione la sua presunta eternità, calandola in una dimensione storica. Per questo la performance include l’immagine di un operaio con una motosega, una sorta di anti-restauratore, presagio di un futuro distopico o segno di una negoziazione continua tra creazione e decostruzione, tra archivio e perdita.