PAOLO MALAGUTI - MIRKO ARTUSO
Tochi de guera - La trilogia del fronte di Paolo Malaguti
PAOLO MALAGUTI - MIRKO ARTUSO
Tochi de guera - La trilogia del fronte di Paolo Malaguti
Campolongo sul Brenta
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con Mirko Artuso, Paolo Malaguti
musiche di Sergio Marchesini, Francesco Ganassin, Laura Vigilante
Prima nazionale
«C’è una Storia con la maiuscola, che sta nei libri e si legge nelle scuole, e poi c’è la storia che ti porti addosso come il fango sulle scarpe, quella che non si può raccontare senza che tremi la voce.»
Tochi de guera è un “dialogo teatrale” che trasforma la ricerca storica in memoria viva, ripercorrendo la trilogia del fronte dello scrittore Paolo Malaguti attraverso la voce e la regia di Mirko Artuso. Cosa resta oggi della Grande Guerra, oltre alle lapidi, ai monumenti di pietra e ai nomi sbiaditi sulle lapidi? Restano le storie di uomini che non volevano essere eroi, di terre stravolte e di un’eredità che ancora vibra sotto i nostri piedi. Il cuore della narrazione viene dai tre romanzi che Malaguti ha dedicato al conflitto: un percorso che attraversa il fango delle trincee del Grappa, il mistero di Caporetto e la dura vita del dopoguerra tra i recuperanti. Mentre Malaguti tesse il filo della Storia e della scrittura, Artuso dà corpo e voce ai protagonisti di queste pagine, trasformando l’analisi letteraria in azione scenica. Non è solo un racconto su "cosa è successo", ma una riflessione su "chi siamo diventati".
Attraverso la parola recitata e la testimonianza d'autore, il pubblico viene condotto in un’immersione profonda dove il confine tra libro e palcoscenico si annulla, per restituirci la verità umana di un evento che ha cambiato il mondo per sempre. A rendere l’esperienza ancora più immersiva è la tessitura sonora curata da due maestri dell’evocazione musicale: Sergio Marchesini alla fisarmonica e Francesco Ganassin ai clarinetti e Laura Vigilante alla voce. La loro non è una semplice colonna sonora, ma un dialogo costante con la parola. L’emozione di una voce, il soffio del clarinetto e il respiro della fisarmonica evocano il vento delle alte quote, il lamento delle valli ferite e l’eco di canti lontani, trasformando l’astrazione del ricordo in una vibrazione fisica che attraversa la platea. Il risultato è un’immersione profonda dove il fango delle scarpe diventa memoria condivisa e il ferro ritrovato tra le rocce si trasforma nel simbolo di una pace mai del tutto scontata.
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