di e con Anna Basti foto di copertina Fabio Artesi
Cosa succede se alla danza classica si tolgono il bianco, le sbarre, gli inchini, gli specchi, le punte, il legno, i repertori, i sorrisi forzati? Cosa succede se viene riversata negli spazi della città? Se diventa strumento per tutti i corpi possibili e immaginabili? Con Le classique c’est chic ci si muove dentro il paesaggio urbano, mantenendo la struttura della tipica lezione di danza classica, declinata però nell’arredo e negli spazi della città. Bassano viene ripensata come un enorme spazio per diagonali e manège, dove la tecnica classica è a disposizione di tutti, come magnifico strumento di comprensione del corpo.
concept e interpretazione Eloy Cruz del Prado Sound Ghaith Kween Qoutainy
Good Job, Good Boy II è una performance sui temi dell'intimità, dell'immaginazione, delle strutture familiari e delle differenze di classe. Partendo da ricordi personali, Eloy Cruz del Prado esplora la continua ricerca di validazione che passa attraverso il lavoro; combinando auto-fiction e ripetizione, l'artista porta l’attenzione sui meccanismi che modellano il senso di autostima, identità e appartenenza sociale. Attraverso la rappresentazione di tre personaggi (il nonno, il mulo e l’autore stesso), la performance evidenzia come le esperienze personali si intersecano con strutture sociali più ampie e narrazioni condivise.
Eloy Cruz del Prado (nato nel 1992 a Cenicientos, Madrid) è un artista visivo e performer basato ad Amsterdam. Laureato in Fine Arts and Design, la sua pratica abbraccia principalmente i linguaggi della performance, dell’installazione, del video e della scultura.
coreografia e danza a cura di Federica Dalla Pozza e Isabel Paladin - Base 9 musica e sound design a cura di Federica Furlani installazione sonora a cura di Federica Furlani si ringrazia per la consulenza informatica Hideki Andrea Yamamoto e per la realizzazione Domiziano Maselli con il supporto di Stylnove Ceramiche in collaborazione con Comune di Nove Progetto iNEST - Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) Spoke 6, Turismo Cultura e Industrie Creative, Università Ca' Foscari Venezia | Citizen Engagement (CC3)
Prima Nazionale
In Amore nasce dall’incontro tra corpo, suono e materia durante una residenza artistica a Nove, Città della Ceramica. Le danzautrici di BASE 9, Federica Dalla Pozza e Isabel Paladin, e la sound designer/musicista Federica Furlani, hanno indagato la pratica antica della ceramica, i suoi processi e le relative corrispondenze con il tempo del gesto e della trasformazione. Hanno incontrato artigiani e maestri, osservato tecniche come la maiolica, la terraglia e il gres, ascoltato storie di una comunità profondamente legata a questa produzione. La ceramica, come il corpo, risponde al mondo: muta con l’umidità, la temperatura, l’attesa. Si dice che “va in amore” quando è pronta a reagire, a fondersi, a cambiare. È da questa poetica espressione che nasce In Amore, un progetto in due atti che si compone di: un’installazione sonora in ceramica alimentata da dati metereologici in tempo reale, e una performance che intreccia danza e musica, esplorando l’attesa, la trasformazione e la relazione tra corpo, materia e tempo. L’argilla, in apparenza inerte, in realtà si muove, cambia, ascolta. Non si domina, ma si incontra. Come il suono, come il corpo. Il suono nasce dal contatto con la materia e le forme che essa assume. Il gesto performativo si fa allora attesa, trasformazione. In Amore riflette la fragilità e la poesia del processo creativo e invita a lasciarsi attraversare e modellare dalla mutevolezza del presente, come fa l’argilla nelle mani di chi la lavora.
Con il sostegno di
NOTE Evento su prenotazione - chiamare la biglietteria allo 0424 524214
Negli Stessi Fiumi Un progetto di Valentina Fin con Valentina Fin, Angela Centanin, voci Alberto Rassu, voce, chitarra, basso Leonardo Franceschini, chitarra
Produzione BACÀN progetto Sounds Network Program Con il sostegno di Operaestate Festival Veneto, Veneto Barbaro
"Negli stessi fiumi" è una produzione site-specific ideata da Valentina Fin e sviluppata nell’ambito di una residenza artistica lungo il fiume Brenta, nella valle che lo attraversa, tra natura, storia e memoria orale. La creazione è commissionata da Associazione Culturale Bacàn e Operaestate Festival Veneto, con il supporto e l’ospitalità di Veneto Barbaro. Il progetto nasce dall’intreccio tra la ricerca artistica e quella accademica, con particolare riferimento al dottorato di Valentina Fin, che indaga il rapporto tra voce, polifonia contemporanea e poesia. Cuore del processo creativo è infatti la scrittura di madrigali contemporanei, pensati come spazio d'incontro tra la parola poetica, la voce e la dimensione performativa e improvvisativa della musica.
Accanto a Valentina Fin (voce), l’ensemble in residenza è composto da Angela Centanin (voce), Alberto Rassu (voce, chitarra e basso) e Leonardo Franceschini (chitarra), in un percorso di co-creazione fondato sulla relazione tra suono e parola, tra antiche strutture musicali e nuovi linguaggi. Il repertorio si costruisce a partire da madrigali rinascimentali di Monteverdi, Palestrina (nel 2025 ricorrono i 500 anni dalla sua nascita) e Maddalena Casulana – madrigalista vicentina e prima donna a pubblicare musica a stampa. Questi brani storici vengono reinterpretati, decostruiti e arrangiati in chiave contemporanea, jazzistica o improvvisativa. A ciascun madrigale viene associato un testo poetico originale scritto da Valentina Fin, ispirato al fiume Brenta, alla Valbrenta, alle anguane e alla forza simbolica dell’acqua – con componimenti anche in dialetto veneto – dando vita a nuove composizioni che dialogano con la tradizione, in forte connessione con il territorio e le sue comunità. L’idea alla base è che ogni membro dell’ensemble elabori un proprio dittico: un arrangiamento contemporaneo del madrigale antico e una composizione originale sul testo poetico associato. Da questi materiali nasce un corpus di nuovi madrigali che verrà presentato in un concerto-performance in anteprima nell’ambito di Operaestate Festival Veneto il 22 luglio.
Il titolo "Negli stessi fiumi" richiama la celebre riflessione di Eraclito: "Noi scendiamo e non scendiamo nello stesso fiume, noi stessi siamo e non siamo." Questa affermazione racchiude l’essenza del progetto: come il fiume, anche la musica, la voce, l’identità e la memoria sono in continuo mutamento. Il lavoro di residenza è un attraversamento del tempo e dei linguaggi, dove l’antico e il contemporaneo si incontrano e si trasformano reciprocamente.
suppoortato da
NOTES Accesso alle rive del Lungo Brenta, località Campolongo, tra Via Montegrappa e Via Bonatoni
di e con Simone Benedetti Anouck Blanchet Adrien Fretard Chiara Sicoli Gael Manipoud / Alessandro Campion Marta Pistocchi / Jean Stengel Diego Zanoli musiche Diego Zanoli direzione tecnica Yoann Breton produzione Circo Zoé
Naufragata è uno spettacolo di circo d’autore originale, d’impatto e poetico allo stesso tempo, in cui circo e musica creano un mondo atemporale dove “naufragare”. Sulle rive del Mediterraneo soffia il vento, gonfia le vele dei bastimenti carichi d’immaginazione e di poesia. I profumi si fondono, come gli echi di suoni lontani. Solcando le onde della creatività, Circo Zoé invita a far parte di un viaggio inedito, al ritmo dei tamburi che scandiscono i movimenti, sulle note della fisarmonica che accompagna le evoluzioni dell’equipaggio. Il viaggio corsaro è più di una metafora per questo spettacolo: è quella sottile ma profonda linea di congiunzione che da sempre associa l’itineranza di una compagnia di circo al viaggio in mare di un vascello. La necessità è quella di raccontare l’impossibilità di arrivare, ed ogni volta al posto di approdare e scendere, si riparte ma si resta vivi, “…e il Naufragar m’é dolce in questo mare.”