Skip to main content

ANAGOOR

Polittico dell'infamia

ANAGOOR

Polittico dell'infamia

24 Luglio 2026 | 21.20
Teatro Remondini,
Bassano del Grappa
Visualizza sul Google Maps
Prezzo intero € 15 / ridotto € 12

Accessibilità


Condividi questo evento


ispirato al romanzo “Trittico dell’infamia” di Pablo Montoya
con Marco Menegoni, Gayane Movsisyan, Piero Ramella, Aurora Rò, Monica Tonietto
e con Roberto Ciulli, Theodore de Bry Rupert J. Seidl, François Dubois
drammaturgia Simone Derai, Piero Ramella
traduzione Paola Barbon
musica e sound design Mauro Martinuz
set e luci Simone Derai
costumi Fabio lo Piparo, Simone Derai, Nicolao Atelier
video Simone Derai, Giulio Favotto
video/camera, cinematografia, post produzione Giulio Favotto
consulente del movimento Luca Altavilla
assistenza alla direzione Marco Menegoni, Piero Ramella, Aurora Rò
direzione Simone Derai
organizzazione Marco Menegoni, Centrale Fies
management e promozione Domenico Garofalo
produzione ANAGOOR 2025
coproduzione Theater an der Ruhr, Centrale Fies, TPE – Teatro Piemonte Europa, La Contrada – Teatro Stabile di Trieste

È la più recente produzione della compagnia Anagoor, il Polittico dell’infamia: un dipinto teatrale a più ante, multimediale e multilingue, che indaga il rapporto tra arte, violenza e testimonianza, ed esplora il mistero della possibilità di raccontare l’orrore con onestà. Ispirato al romanzo Trittico dell’infamia dello scrittore colombiano Pablo Montoya, lo spettacolo tende il proprio arco tra due opere d’arte del Cinquecento: le incisioni di Theodore de Bry, che illustrano il genocidio degli indigeni nelle Americhe, e Il Massacro di San Bartolomeo di François Dubois, con la rappresentazione dello sterminio degli ugonotti da parte dei cattolici francesi. Se de Bry fu un testimone indiretto della Conquista spagnola, Dubois fu un sopravvissuto alla strage di Parigi. Attraverso una narrazione teatrale a più livelli, lo spettacolo pone l’arte sul banco degli imputati: non più solo spettatrice, ma come complice della violenza. Al centro della riflessione c’è un dilemma morale: può l’arte contribuire alla sospensione della violenza? Si può rappresentare il male senza diffonderlo, come per contagio? Si può testimoniare il dolore delle vittime senza averlo condiviso?